Attivato 18/09/2026 at 2:22 pm

Come si diventa magistrato tributario: requisiti, prove e stipendio

Che cosa fa un magistrato tributario

Il magistrato tributario decide le controversie fra i contribuenti e l'amministrazione finanziaria. Sono le liti che nascono da un avviso di accertamento, da una cartella, da un diniego di rimborso, da una sanzione: il giudice tributario stabilisce se la pretesa del fisco è fondata.

Opera nelle Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, che dal 2022 hanno sostituito le vecchie commissioni tributarie. È la riforma che ha creato la figura del magistrato tributario professionale, reclutato per concorso e a tempo pieno, dove prima c'erano giudici onorari provenienti da altre magistrature o dalle professioni.

È una giurisdizione con un carico di lavoro consistente e una materia tecnica, che richiede di muoversi con pari agio nel diritto tributario, nel processo e nella contabilità d'impresa.

Chi può partecipare al concorso

Qui sta la differenza più importante rispetto al concorso in magistratura ordinaria, ed è quella che rende questo concorso interessante per una platea che di solito non lo prende in considerazione.

Sono ammessi i laureati in giurisprudenza, vecchio ordinamento quadriennale o magistrale LMG/01. Ma sono ammessi anche i laureati magistrali in Scienze dell'economia, classe LM-56, e in Scienze economico-aziendali, classe LM-77, ed equiparate.

Un laureato in economia non può partecipare al concorso in magistratura ordinaria. Può partecipare a questo.

Gli altri requisiti sono la cittadinanza italiana, il godimento dei diritti civili, la condotta incensurabile e l'idoneità fisica. Nel bando per 180 posti non risultano limiti di età, e non è richiesto né il tirocinio né la scuola di specializzazione.

Come è fatto il concorso

Il percorso si articola in tre momenti. Il primo è una prova preselettiva eventuale, che si svolge solo se il numero di domande la rende necessaria: 75 quesiti a risposta multipla in 60 minuti, su civile, procedura civile, tributario, processuale tributario e commerciale. Il punteggio non fa media, serve soltanto ad accedere.

Il secondo momento sono le due prove scritte, otto ore ciascuna: un elaborato di diritto tributario e uno di diritto civile o commerciale. È qui che si decide il concorso.

Il terzo è la prova orale, che allarga il campo a penale tributario, diritto costituzionale e amministrativo, diritto dell'Unione europea, contabilità aziendale, informatica giuridica e una lingua straniera.

La presenza della contabilità aziendale fra le materie orali non è un dettaglio: dice che tipo di giudice si sta cercando. Chi arriva da giurisprudenza senza aver mai letto un bilancio deve mettere in conto quel lavoro.

Quanto guadagna un magistrato tributario

È la domanda che si ripete più spesso nelle ricerche, e merita una risposta onesta: un prospetto retributivo ufficiale del Ministero dell'economia e delle finanze per questo profilo non è pubblicato in forma facilmente accessibile.

Le ricostruzioni che circolano indicano un ordine di grandezza intorno ai 2.400 euro netti mensili durante il periodo di tirocinio, con un tabellare che cresce con l'anzianità fino a valori sensibilmente superiori dopo oltre un decennio di servizio. Sono cifre riportate da fonti secondarie: vanno prese come ordine di grandezza, non come dato contrattuale.

La retribuzione dei magistrati tributari segue un proprio sistema tabellare, distinto da quello della magistratura ordinaria. Chi vuole il dato esatto deve cercarlo nella normativa di riferimento sul trattamento economico, non nelle ricostruzioni giornalistiche.

Quanto è selettivo

Il concorso bandito nel 2026 mette a disposizione 180 posti. Il precedente ne prevedeva 146. Sono numeri piccoli in valore assoluto, ma il bacino dei candidati è a sua volta più ristretto di quello della magistratura ordinaria, perché la materia è specialistica e perché molti giuristi non sanno che il concorso esiste.

L'apertura ai laureati in economia allarga la platea, ma la allarga con candidati che devono colmare un debito sul diritto civile e sulla procedura, esattamente come i giuristi devono colmarlo sulla contabilità. È un concorso in cui quasi nessuno parte completo.

Le differenze con il concorso in magistratura ordinaria

Molti candidati valutano entrambi i concorsi e conviene avere chiare le differenze, perché non sono soltanto di materia.

La prima riguarda l'accesso: la magistratura ordinaria è riservata ai laureati in giurisprudenza, quella tributaria ammette anche le lauree magistrali in economia. La seconda riguarda le prove: tre elaborati in magistratura ordinaria — civile, penale, amministrativo — contro due in magistratura tributaria, con il tributario come materia obbligatoria.

La terza riguarda i codici in sede d'esame, ed è la differenza operativa più immediata: in entrambi i concorsi si portano i soli testi normativi, senza annotazioni. È una regola che vale per la magistratura in tutte le sue articolazioni e che distingue nettamente questi concorsi dall'esame di abilitazione forense, dove i codici annotati con la giurisprudenza sono invece ammessi.

La quarta riguarda il numero di tentativi e la concorrenza: la magistratura tributaria ha una platea più ristretta, perché la materia è specialistica e perché una parte dei potenziali candidati non sa che il concorso esiste.

Come ci si prepara

La preparazione si costruisce su tre assi, e conviene distinguerli perché richiedono strumenti diversi.

Il primo è la sostanza tributaria: diritto tributario sostanziale e processuale, che è la materia più pesante della preselettiva e oggetto della prima prova scritta. Si studia su un'opera sistematica, non su una raccolta di quiz.

Il secondo è ilcivile e commerciale, che copre la seconda prova scritta e trenta dei settantacinque quesiti della preselettiva. Chi viene da economia deve partire da qui e deve partire presto.

Il terzo, quando la banca dati ufficiale viene pubblicata, è la memorizzazione dell'elenco chiuso di quesiti. È un lavoro meccanico, diverso dallo studio, che dà i suoi frutti solo nelle settimane immediatamente precedenti la prova e che non sostituisce i primi due assi: la preselettiva non fa media, e il concorso si vince agli scritti.

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