Attivato 18/09/2026 at 3:19 pm

Quante ore al giorno studiare per il concorso in magistratura, e come organizzarle

La risposta breve, e perché da sola non basta

Chi prepara il concorso in magistratura studia mediamente fra le sei e le otto ore al giorno, sei giorni su sette, per due o tre anni. È la risposta che si trova ovunque ed è sostanzialmente corretta.

È anche una risposta che non aiuta, perché il numero di ore è la variabile meno importante di tutte. Si può studiare otto ore al giorno per tre anni e non superare mai uno scritto, e capita a molte persone intelligenti e disciplinate.

Quello che distingue chi passa non è quante ore mette, ma come le divide. Ed è una divisione che quasi tutti sbagliano nello stesso modo.

L'errore che fanno quasi tutti

L'errore è dedicare allo studio il novanta per cento del tempo e alla scrittura il dieci, quando il rapporto corretto è molto più vicino a sessanta e quaranta.

La ragione per cui l'errore è così diffuso è comprensibile: studiare è rassicurante, scrivere è doloroso. Leggere un capitolo produce la sensazione netta di aver imparato qualcosa; scrivere un tema di otto ore e rileggerlo produce quasi sempre la sensazione opposta. Così si rimanda, con la giustificazione ragionevole che prima bisogna sapere le cose.

Ma la prova non chiede di sapere le cose: chiede di argomentare una questione controversa per otto ore consecutive, con i soli codici normativi e senza appunti. È una prestazione, come una gara. E nessuno affronta una gara avendo solo studiato la teoria del movimento.

Come si divide una giornata tipo

Fase

Durata

Che cosa si fa

Primo anno

10-12 mesi

Studio sistematico delle tre materie sul manuale. Un primo tema al mese, per prendere le misure

Secondo anno

10-12 mesi

Ripasso per questioni controverse, rassegne di giurisprudenza, un tema a settimana con correzione

Ultimi tre mesi

12 settimane

Due temi a settimana cronometrati, ripasso sui compendi, familiarizzazione con i codici

Ultime due settimane

Nessun argomento nuovo. Solo ripasso e riposo

 

È uno schema, non una prescrizione: chi lavora o ha altri impegni allunga i tempi, non comprime le fasi. Comprimere la fase di scrittura è l'unica cosa che non funziona mai.

Quanto è selettivo, in concreto

Vale la pena avere in mente l'ordine di grandezza, perché aiuta a calibrare le aspettative senza scoraggiarsi.

Nel concorso per 450 posti bandito nell'ottobre 2025, le cui prove scritte si sono svolte alla Fiera di Roma fra il 24 e il 26 giugno 2026, la correzione degli elaborati è ancora in corso. Dai dati parziali circolati a luglio, su un primo campione di buste corrette la percentuale di idonei si collocava intorno a uno su quattro. È un dato parziale e non ufficiale, che va preso per quello che è, ma è coerente con l'andamento storico di questo concorso: la grande maggioranza dei candidati non supera lo scritto.

Un altro dato che conviene conoscere: l'esclusione scatta dopo quattro dichiarazioni di non idoneità. Si hanno quattro tentativi, non infiniti.

Le tre ore che contano più delle altre

Se si dovesse ridurre tutto a una sola indicazione operativa, sarebbe questa: proteggere le prime tre ore della giornata.

La preparazione al concorso in magistratura richiede un tipo di concentrazione che non sopravvive alla frammentazione. Tre ore continuative al mattino, sullo stesso argomento, senza telefono, valgono più di sei ore spezzettate nell'arco della giornata. È un'osservazione banale e nessuno la applica, perché le prime ore del giorno sono anche quelle in cui è più facile far entrare tutto il resto.

Il pomeriggio regge bene le attività meno esigenti: ripasso, schemi, lettura di rassegne, esercitazioni brevi. La scrittura del tema, quando arriva il suo momento, va messa al mattino e va cronometrata davvero, perché otto ore consecutive sono una fatica fisica prima che intellettuale e bisogna sapere come si reagisce alla quinta.

Studiare lavorando

È la condizione di una parte consistente dei candidati, e merita una risposta che non sia un incoraggiamento generico.

Con un lavoro a tempo pieno le sei-otto ore quotidiane non esistono. Quello che si può fare sono due o tre ore nei giorni feriali e una giornata piena nel fine settimana, il che porta a una quindicina di ore a settimana contro le quaranta di chi studia a tempo pieno. La conseguenza aritmetica è che il percorso si allunga: quattro o cinque anni invece di due o tre.

Ci sono due condizioni perché funzioni. La prima è la continuità: quindici ore settimanali costanti battono le settimane da trenta alternate a settimane da zero, perché su questa materia la discontinuità costringe a ricominciare. La seconda è che la giornata del fine settimana venga dedicata alla scrittura, non al recupero dello studio arretrato. È la tentazione più forte ed è quella da cui dipende tutto.

Quando smettere di leggere e cominciare a scrivere

Non esiste il momento in cui si è pronti. È il punto su cui conviene essere netti, perché l'attesa di sentirsi pronti è il meccanismo che rimanda la scrittura all'infinito.

La soglia ragionevole è aver completato una prima lettura della materia. Da quel momento si comincia a scrivere, anche male, anche sapendo che il primo tema sarà un disastro. Il primo tema è sempre un disastro, per tutti.

Quello che conta è il ciclo: si scrive, si confronta con uno svolgimento ragionato, si individua che cosa mancava, si torna sul manuale su quel punto specifico. È in questo andirivieni che la conoscenza si trasforma in capacità di argomentare, e non c'è nessun altro modo per ottenerlo.


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